MARLENE DIETRICH

27 dicembre 1901.

Nasce a Berlino l’attrice e cantante Marlène Dietrich, celeberrimo “angelo azzurro” del cinema tedesco, stella di prima grandezza del cinema degli anni Trenta del Novecento.
Figlia di un ufficiale prussiano, si diploma come cantante all’Accademia di Berlino e debutta in teatro nel 1922, lavorando con il regista Max Reinhardt e debuttando sullo schermo in una ventina di pellicole di scarso rilievo.
Poi, nell’ottobre del 1929, la svolta clamorosa. Marlene viene scelta dal regista Josef von Sternberg per portare sullo schermo il personaggio di Lola Lola, cantante di varietà che farà impazzire dal desiderio l’austero professor Rath.
“L’angelo azzurro” esplode sugli schermi come una bomba. Il travolgente successo del film segna la vita della Dietrich e di Sternberg, che dopo pochi mesi firmano un ricco contratto a Hollywood con la Paramount.
L’attrice lascia a Berlino il marito e la figlia e inizia una folgorante carriera come rivale della “divina” Greta Garbo.
A pilotarla in questa eccitante avventura americana è sempre von Sternberg, che la dirige tra il 1932 e il 1935 in sei film di enorme successo, da “Marocco”, per cui ottiene una nomination agli Oscar, a “Disonorata”, da “Shanghai Express” a “Venere bionda”, da”L’imperatrice Caterina” a “Capriccio spagnolo”.
Più che un’attrice in carne e ossa, Marlene è idolatrata e venerata dal pubblico come un’icona.
I film di Sternberg sono barocchi, melodrammatici, eccessivi, e segnano l’epoca d’oro di Hollywood. Marlene arriva a guadagnare oltre 350.000 dollari l’anno, cifra davvero enorme per l’epoca.
Fiera avversaria di Hitler e del nazismo, la diva ottiene la cittadinanza americana. Durante la seconda guerra mondiale collabora con l’esercito americano, intrattenendo le truppe con decine di spettacoli. “Lili Marleen”, interpretata con la sua inconfondibile voce roca, diventa un vero e proprio inno alla libertà d’Europa.
Per questo, nel 1947, riceverà la “Medal of Freedom”, massima onorificenza civile statunitense.
Nel dopoguerra, su suggerimento del commediografo Noel Coward, si esibirà in giro per il mondo portando in scena uno show ddi numeri musicali e coreografie ispirate ai suoi celebri film.
Tornerà comunque al cinema negli anni Cinquanta, lasciando ancora il segno, diretta da grandi registi come Hitchcock (“Paura in palcoscenico”, 1950), Fritz Lang (“Rancho Notorious”, 1952), Billy Wilder (“Testimone d’accusa”, 1957) e Orson Welles (“L’infernale Quinlan”, 1958).
Un’ultima interpretazione di rilievo in “Vincitori e vinti”, dramma storico sul terzo processo di Norimberga, prodotto e diretto da Stanley Kramer, con il quale conquista un David di Donatello, poi l’inizio della parabola discendente, accentuata da problemi di salute che non le impediranno comunque di esibirsi ancora decine di volte in palcoscenico, prima di essere costretta a una degenza a letto lunga otto anni.
Morirà il 6 maggio 1992, ufficialmente a causa di un infarto, anche se in seguito si parlerà di una dose mortale di sonniferi ingeriti volontariamente.
Le sue spoglie riposano nel cimitero di Friedenau, a Berlino, accanto a quelle della madre. (RR)

Marlène Dietrich ne “L’Angelo azzurro”.

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