LUIS BUNUEL

22 febbraio 1900.

Nasce a Calanda, nella provincia spagnola di Aragona, il regista Luis Bunuel Portolés, celebrato maestro del surrealismo. Dopo aver studiato a Saragozza in un collegio di gesuiti, ed esserne uscito “profondamente ateo”, si trasferisce a Parigi, frequentando gli ambienti surrealisti, che gli ispirano nel 1928 il primo soggetto, “Un chien andalou”, cortometraggio realizzato con l’amico Salvador Dalì. Due anni più tardi vede la luce “L’age d’or”, film vietatissimo e censurato per l’accostamento tra Cristo e il marchese De Sade.
Rientrato in Spagna, ne fugge al termine della Guerra Civile, riparando prima a New York, dove lavora al Museum of Modern Art, poi in Messico, dove riprende la carriera di cineasta, realizzando negli anni Quaranta e Cinquanta una ventina di film (da “Salita al cielo” a “Los olvidados”, da “Le avventure di Robinson Crusoe” a “Estasi di un delitto”, fino a “I figli della violenza” ,“Nazarin”, e “Viridiana”, tutti premiati al Festival di Cannes, che lo incorona tra i grandi della regia).
Spregiudicato e provocatorio, il cinema di Bunuel continua a destare scandalo anche nel decennio successivo, incontrando finalmente anche l’apprezzamento del grande pubblico: parliamo di film come “Bella di giorno”, con l’indimenticabile, algida, bellissima Catherine Deneuve (Leone d’oro a Venezia) e “Il fascino discreto della borghesia”, spassosa commedia surrealista premiata con l’Oscar 1973 per il miglior film straniero.
Giustamente celebrato alla Mostra del Cinema di Venezia del 1982 con un Leone d’oro alla carriera, si spegna a Città del Messico il 29 luglio 1983, subito dopo aver concluso la sua autobiografia (“Dei miei sospiri estremi”), che sarà pubblicata postuma. (RR)

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